Le radici del turismo odierno...
Nelle ricerche sul passato di San Martino di Castrozza si viene spesso a contatto con un elemento la cui memoria oggi è quasi spenta: l'ospizio, ossia il monastero dedicato ai santi Martino e Giuliano ed affidato all'ordine dei Benedettini fin dalla sua costruzione che avvenne nel secolo XI.
L'ospizio dava ospitalità gratuita ai viandanti (finanziandosi con i fondi delle rendite dei beni accumulati dai monaci e dal Priorato di San Martino), come peraltro facevano gli altri ospizi che a quei tempi erano sparsi un po' ovunque tra la valle del Piave e quella dell'Adige. Quello di San Martino (di dimensioni grandiose) era a dire il vero uno degli ultimi a fornire questo tipo di servizio in quanto, nei fondi valle, gli ospizi si erano a poco a poco trasformati in eleganti locande dotate di vari confort, non più gratuite, ma più consone alla ricerca di pulizia e comodità che i viandanti ormai ricercavano nei loro viaggi.
Dal libro 'Pale di San Martino' (Zanichelli) estrapoliamo una citazione di Giuseppe Andrea Montebello (primo storico della regione) del 1793:
'In un monte di Primiero detto Castrozza c'era anticamente un monastero di monaci benedettini...: era dedicato ai Ss. Martino e Giuliano e dava ricetto ai passeggeri essendo situato sulla strada, che da Fiemme porta in Italia. ... A quel monastero conferirono molti beni persone benefattrici di Fiemme, e di Feltre, della val di Primiero e anche di paesi lontani.'
Da tale citazione possiamo cogliere un'interessante spunto per l'etimologia toponomastica di San Martino di Castrozza (che nelle carte tirolesi del Seicento era chiamato 'Kloster bei Martin'). San Martino di Castrozza deriva il proprio nome da quel monastero (successivamente diventato ospizio) dedicato ai Ss. Martino e Giuliano (del quale non si conosce il motivo dell'omissione nella scelta del nome) nonchè dal monte su cui sorge chiamato Castrozza, sembra, per via dei monaci che lo soprannominarono 'Prato dei Castrati'.
Ritornando a narrare sull'importante presenza dell'ospizio in San Martino di Castrozza scopriamo che, sia Walter White nel 1869 che Amelia Edwards nel 1872, lo descrivono come luogo spettrale, simile a fortezza, dalle grosse mura e piccole finestre, un luogo 'dove aleggia un brivido di terrore come se fosse abitato dai fantasmi'.
Ecco quindi scoperta la motivazione che indusse la necessaria trasformazione in albergo. Fu infatti la legnaia dell'ospizio il primo albergo di San Martino di Castrozza: la legnaia venne trasformata nel 1873 nei primi quindici letti adibiti ad accogliere ospiti a pagamento a San Martino di Castrozza. L'albergo prese il nome di 'Albergo Alpino' e passò, dopo dieci anni, in mano ad uno dei primi (forse il primo) imprenditori turistici di San Martino: Ermanno Panzer. Quest'ultimo lo ampliò varie volte e cercò di valorizzarlo ulteriormente dandogli il nome di 'Hotel des Dolomites'.
Nel 1915 fu bruciato (come ogni altra cosa) dagli austriaci, ma fu presto ricostruito per arrivare ai nostri giorni con il nome di 'Majestic Dolomiti'. All'esistenza dell'ospizio di San Martino è legato anche l'inizio dell'attività della prima guida alpina di San Martino di Castrozza: Michele Bettega. Gli austriaci infatti, tra le norme che redassero nel 1841 per l'ospizio, ne inclusero una che obbligava tale struttura a fornire l'assistenza di una guida per chi dovesse passare la montagna in inverno.
L'ospizio di San Martino si può considerare come la vera radice dalla quale è poi cresciuta tutta la pianta chiamata oggi 'turismo'.
La poesia di una struttura particolare come l'ospizio di San Martino fu improvvisamente spezzata dalla strada che collega tutt'oggi il Primiero con la Val di Fiemme e che fu terminata nel 1874 per mano degli austriaci. La strada portò con sè il già citato sviluppo turistico, consistente nel suo primo periodo in visitatori tedeschi e inglesi: il crescendo turistico fu inarrestabile e nel 1920 il paese offriva già 1500 posti letto divisi in 11 alberghi. In seguito (nel 1928) iniziò anche la parabola crescente del turismo invernale e San Martino, per via del boom edilizio, finì per essere definita 'albergopoli', senza però perdere mai la sua connotazione di grazioso paesino di montagna.
Fu così che le polveri del tempo coprirono i ricordi di quella istituzione (il Monastero Ss.Martino e Giuliano) a cui si deve lo sviluppo di un intero paese e probabilmente anche di quelli limitrofi e, senza la quale, le cose sarebbero probabilmente andate in modo diverso.