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Le Pale di San Martino
Il toponimo 'Pala' è comune nell'area veneta e trentina. Indicava i ripidi pendii erbosi che stanno alla base delle pareti ma nel tempo il suo significato si è allargato fino ad indicare anche le rocce sovrastanti. L'etimologia del termine sembra derivare dal termine latino 'pala' ossia 'vanga' o 'pala da forno' che venne associato probabilmente per via della forma delle montagne e per la particolarità di alcune di queste di presentare superfici liscie.
Gli scherzi di cattivo gusto che a volte vengono fatti sul nome delle Pale hanno curiosamente un trascorso storico. Si sa infatti che i primi alpinisti inglesi chiamarono queste montagne 'Palle di San Martino' (come fu trascritto da John Ball e Leslie Stephen nelle loro memorie di viaggio). Questo sbaglio dipese da un'errata indicazione comparsa sulla cartina che i primi alpinisti utilizzavano: la carta topografica del Regno Lombardo Veneto del 1833. Curioso notare che questo errore perdurò per molti anni e per vederlo scomparire completamente in tutte le cartine bisognò aspettare la fine dell'ottocento.
Torri, campanili, guglie, spaccature, ghiacciai, altipiani.... queste sono le Pale di San Martino. Le cime altissime, l'altopiano vastissimo ed i panorami impareggiabili le hanno rese famose in tutto il mondo.
Le Pale di San Martino sono un quadrilatero, ma la parte più nota è la catena centrale con Cima Vezzana (3192), Cimon della Pala (3184), la Rosetta, la Pala di San Martino, il Sass Maor, la Cima Madonna e Cima Canali. Nel centro della Catena si estende l'Altopiano delle Pale, 50 chilometri quadrati che culminano con il ghiacciaio della Fradusta.
Ma le Pale di San Martino sono anche il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino con i cervi (160 esemplari), i caprioli (650), i camosci (800) e gli abeti secolari apprezzati già secoli or sono da famosissimi liutai (tra cui Stradivari).
Le montagne I confini del gruppo delle Pale sono l'alta valle del Cismòn fra Passo Rolle e la conca di Primiero a ovest, la valle del Cordevole tra Cencenighe ed Agordo a est, la valle che sale al Passo Cereda e la Valle Imperina a sud e le valli del Travignolo e del Biois a nord. Questi confini netti e precisi rendono la bellezza delle Pale ancora più grande. Il gruppo, grazie alla sua elevata media di altitudine, da spazio a due ghiacciai: il ghiacciaio del Travignolo e quello di Fradusta. La cima più alta, contrariamente a quanto si possa pensare guardandole da Passo Rolle, è la Vezzana con i suoi 3192 metri: le Pale di San Martino sono un gruppo di estremo interesse morfologico e naturalistico anche se la loro fama dipende più da fattori alpinistici e paesaggistici. Tre i laghi presenti: Lago di Pradidali (m2242), il Lago di Castrozza (m2170) ed il Lago di Manna (m2595).
Per delimitare grossolanamente le Pale di San martino si può tracciare un quadrilatero irregolare sulla cartina delle Dolomiti con i quattro angoli su Passo Valles, Cencenighe, Agordo e Fiera di Primiero. Con la sua forma ad anello è uno dei più grandi ed articolati complessi delle Dolomiti: il gruppo delle Pale di San Martino è un massiccio roccioso di circa 240 Km quadrati ritenuto dagli intenditori uno dei più belli della regione dolomitica. Le vie ferrate sulla Cima della Madonna si annoverano tra le più belle di tutte le Alpi Calcaree.
I geografi dividono le Pale in cinque sottogruppi:
-Settentrionale che comprende i sottogruppi Mulaz, Cimon della Stia, Focobon, Bureloni e Vezzana. La roccia predominante è, come da aspettativa, la dolomia, ma si trovano anche roccie di natura vulcanica. -Di San Martino composta dai sottogruppi Cimon della Pala, Rosetta, Pala di San Martino, Val di Roda, Sass Maor. Questo sottogruppo comprende la montagna simbolo delle Pale ossia il Cimon della Pala. -Centrale. Il massiccio centrale è composto dall'altipiano delle Pale di San Martino e dai sottogruppi della Fradusta e di Cima Canali. Va dal Passo Pradidali basso a sud fino a Forcella Cesurette a nord. -La Catena Meridionale è divisa nei sottogruppi Val Canali, Coro, Croda Granda ed Agnèr. Questa catena è posta ad oriente del Passo Canali e d'Angheràz. Annovera tra le sue cime il monte Agnèr (m2872) che presenta la parete più alta di tutte le Dolomiti. Questo settore sorprende per vastità e complessità. -Di San Lucano. Le pale di San Lucano sono ben delimitate dalle valli di San Lucano (a sud), del Cordevole (a est), da Val Canale (a nord) e da Val di Gares (ad ovest). Le vere Pale di San Lucano rivolgono il viso verso la Valle di San Lucano e presentano pareti in grado di rivaleggiare per altezza con il Monte Agnèr.
L'altopiano L'altopiano delle Pale si estende per uno spazio di circa 50 Km (lungo circa 10 Km e largo circa 5 Km) e oscilla tra i 2500 ed i 2800 metri. Questo altopiano di natura carsica fa sì che le acque non vengano filtrate lungo il percorso: si può facilmente comprendere come siano delicati gli equilibri ambientali che spesso vengono sottoposti alla pressione del turismo ed ai relativi rischi d'inquinamento. Alcune citazioni storiche descrivono l'altipiano come 'il più selvaggio dei deserti' (Leslie Stephen, 1869) o 'un deserto sterminato all'apparenza, roccioso, aspro, ineguale e pauroso nel sua aspetto di completa desolazione' (Marinelli). Altri sono i paragoni che storicamente vengono fatti tra l'altipiano delle Pale e un deserto, ma è innegabile che, suddetto paragone, venga quasi spontaneo al suo cospetto. I trascorsi geologici dell'altopiano si possono ritrovare in qualche raro fossile marino ossia le prove che un tempo questa zona era sotto il pelo dell'acqua. Il Passo della Rosetta (2572m), facile da raggiungere da San Martino tramite la cabinovia del Colverde e la funivia della Rosetta, è l'ingresso dalla parte nordest all'altopiano delle Pale di San Martino. La val Canali offre invece un altro comodo punto d'accesso all'altopiano, questa volta dalla parte sudest.
I trascorsi alpinistici
Le Pale di San Martino devono la propria fama al loro grande impatto scenico, agli interessi geologici, ma soprattutto ai trascorsi alpinistici ricchi di racconti ai limiti dell'eroismo. L'ascesa alle Pale cominciò con ritardo rispetto alle altre vette europee e mondiali, ma dal momento in cui iniziò nen ebbe più freno e si sviluppò in una continua ricerca di nuove vie e del superamento dei limiti. Molti sono i fattori che vanno considerati quando si parla della storia alpinistica di questo od altri luoghi. Primo fra tutti la precaria attrezzatura che gli alpinisti dell'epoca utilizzavano e che consisteva il più delle volte solo in una corda e un paio di scarpe robuste. Altro fattore è la mancanza di nozioni scritte e informazioni. Questo fattore è quanto logico (se avessero avuto informazioni non sarebbero stati i primi!) quanto gravoso nella preparazione dell'ascesa di una montagna. Un altro fattore da considerare è la probabile ostilità che i primi alpinisti (soprattutto inglesi) trovavano in questi luoghi: cosa mai avranno detto e pensato le genti del luogo nel vedere gente che parlava una lingua strana, vestita in modo strano, cercare di salire le 'loro' montagne? Si può solo immaginare, ma difficilmente i primi alpinisti trovarono sentimenti in qualche modo paragonabili all'incoraggiamento! Eppure salirono.
Alcuni importanti nomi di questi primi alpinisti inglesi sono Freshfield, Ball, Tuckett, Leslie Stephen ed E.R. Whitwell (che fu il primo a scalare il Cimon della Pala il 3 giugno 1870 insieme alle guide Santo Siorpaès e Christian Lauener).
Le prime guide locali furono invece Giuseppe Zecchini, grande conoscitore delle Pale di San Martino, Michele Bèttega, che fu per molti anni l'unica guida delle Pale e salì con i suoi clienti per 267 volte sul Cimon della Pala e fu festeggiato dal Club Alpino Austriaco come guida di prim'ordine, Antonio Tavernaro che dal 1891 al 1904 compì una quindicina di prime ascensioni, e Bortolo Zagonèl, noto come l'Acquila delle Dolomiti, il quale fece trecento salite al Cimone e fu ospite del suo amico alpinista il conte Lovelace nel suo castello in Inghilterra (il campanile Zagonèl, cioè un'elevazione della Pala della Madonna, ricorda questo famoso alpinista).
Curiosità: Il fenomeno dell'enrosadira (le montagne si colorano di rosso durante il tramonto) è dovuto, oltre che dalla particolare luce crepuscolare, dalla presenza di una piccola percentuale di ossidi di ferro che impartisce alla roccia un'accesa tonalità rosso-porpora.
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