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La Grande Guerra a Passo Rolle


La Grande Guerra a Passo Rolle

 

Attorno al valico del Rolle alcune montagne hanno rivestito un ruolo molto strategico durante la Grande Guerra e le cime Juribrutto, Bocche, Castellazzo, Cavallazza e Colbricon attraggono l’interesse degli appassionati.

Durante gli anni del conflitto ci fu in questi luoghi un’alta concentrazione di truppe di entrambi i fronti. Le cime diventarono delle piccole ma laboriosissime città, dove gli uomini si ingegnarono infaticabilmente per circa due anni nel tentativo di sopraffarsi l’un l’altro. Spesso i soldati si trovavano asserragliati in trincee distanti poche decine di metri dal nemico. Non mancarono episodi di lealtà e scambi di beni di prima necessità tra gli stessi nemici.

Il fronte tagliava in due tutte le Dolomiti con una linea che da Cima d’Asta, senza interruzione, passava per il Cauriol, il Passo Rolle, il Passo San Pellegrino, continuava attraverso la Marmolada, il Col di Lana, e ancora proseguiva per il Passo Falzarego, il Lagazuoi, le Tofane, il Cristallo e le Tre Cime di Lavaredo. Fino ad arrivare al Passo di Monte Croce Carnico.

Il Lagorai, per via della particolare conformazione con pochi passaggi obbligati ebbe un ruolo strategico di grande importanza. I morti furono numerosissimi e le truppe venivano continuamente decimate dagli attacchi mirati alla conquista di cime o appostamenti. Ancor peggiore fu il nemico naturale che, soprattutto nell’inverno 1916-’17, flagellò centinaia di soldati con la subdola arma del gelo, delle slavine e delle bufere.

Passo Rolle, già caposaldo di linea austriaco, fu occupato cruentemente dalle truppe italiane della colonna Ferrari (IV Armata) già alla fine del 1915. A nord dello stesso, la cima piatta e trapezoidale del Castellazzo fu trasformata dai soldati italiani in caposaldo che fronteggiava le linee nemiche di Paneveggio, del Forte Dossaccio e del massiccio di Cima Bocche.

In tutta la zona sono chiaramente visibili i segni di questo conflitto: trincee, camminamenti e rifugi sono diffusissimi e non è nemmeno raro trovare dei reperti di vario tipo perfettamente intatti.


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Dal commovente diario del soldato austriaco Dolf Kickel

 

“…quando io, nell’anno 1959, dopo oltre 40 anni da quei fatti di guerra, visitai la mia vecchia postazione di mitragliatrice su alle “Buse dell’Oro”, si distendeva una profonda quiete sopra la valle e le alture. Mi potevo muovere liberamente e ammirare la bellezza della natura. Come in quei giorni della prima guerra mondiale, giorni ormai trascorsi da lungo tempo, anche ora le enormi mura rocciose dei tremila delle Pale di San Martino si illuminano nel cielo blu del sud.

Il Cimon della Pala, la Cima della Vezzana, il Campanile Travignolo, la Cima dei Bureloni, la Torre Maggiore delle Farangole, il Campanile e Cima di Focobòn, così come il Mulaz, mi guardano quassù alle “Buse dell’Oro” dalla direzione del Passo Rolle, inondati di luce solare, con maestosa superiorità.

Mi salutano con vecchia intimità e guardano da questa parte alle vecchie e rovinate postazioni militari, i cui sfasciumi pietrosi e i resti di filo spinato arrugginito mi raccontano dei giorni ormai passati e della mia gioventù trascorsa qui.

Appena io mi trovai qui, profondamente commosso e immerso nello spettacolo del magnifico mondo di montagna, con la tranquillità e la solitudine attorno a me, ebbi un desiderio: che gli allora combattenti italiani del fronte e i miei camerati da lungo tempo andati al di là, potessero alzarsi ancora una volta per porgersi vicendevolmente le mani ed ammirare con me la magnifica “Enrosadira” delle Pale di San Martino, con spirito di autentica fratellanza tra i popoli, in cameratismo, pace e libertà.”


 


 

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